Ho preso però una decisione. Ho dato l'ultimo ordine alla mia slave. "Torna e resta con la tua famiglia, tuo marito e i tuoi figli". E l'ho fatto per amore, solo per amore della mia schiava.
Ho dovuto anche insultarla, farle credere che non è brava come slave. Invece è eccezionale.
Non potevo più far finta di non percepire i suoi sensi di colpa, non nell'essere la mia schiava, ma nel rapporto con i figli e il marito. L'insostenibilità, per lei, di questa doppia vita. Se stessa con me, e quello che gli altri vorrebbero vedere in tutto il resto, brava mamma, moglie e insegnante.
Il mio essere padrone mi spinge a ritenere e valutare quello che per lei è importante. Iniziava a non voler baciare i suoi figli perché, immagino, si sentisse sporca.
Così non deve essere. Deve essere liberamente sottomessa e libera di essere se stessa, sempre.
Ho ritenuto che per lei questa dovesse essere l'ultima prova della sua infinita sottomissione.
Nessuna musica di sottofondo
Nessun commento:
Posta un commento